Provincia di Palermo - Ufficio Stampa
rivista n. 6 anno 2010


editoriale

2010 punto e a capo


di Angelo Scuderi

Già durante la scorsa estate, attraverso l’esposizione “Fab Five” ospitata a Palazzo Sant’Elia, avevamo cominciato un ragionamento sugli anni che hanno lo zero come ultima cifra. Sono anni che portano in sé simultaneamente i caratteri di chiusura di un decennio e anche i contenuti che denotano quello successivo. Sfumature che diventano progressivamente palesi contraddizioni sino a far perdere coerenza alla catena del tempo. In alcuni casi - vedi 1960, 1970 o 2000 - in maniera plateale, come autentico e ideale confine tra epoche diverse. Pensate a quanto poco di comune c’è tra il ’60 e il ’68: il cosiddetto boom economico e la contestazione giovanile, fenomeni sociali talmente diversi che pure distano poche migliaia di giorni. E quale matrice comune si può riscontrare tra la creatività esplosiva del ’70 e il periodo buio del terrorismo nato e prosperato nello stesso decennio?
Il 2010 non è sfuggito alla regola: la paura del millennium bug sopraffatta dalle ben più concrete conseguenze di una recessione economica che, come spesso accade, ha mostrato nelle nostre terre i suoi risvolti più nefasti con effetto ritardato. Da Roma, ma con uno sguardo verso le Alpi si parla di ripresa e di speranze di un nuovo corso, a Palermo il clima di ristrettezza lo viviamo oggi più di ieri, anche perché la finanza pubblica, specie quella degli Enti Locali, non consente politiche di investimenti né di svolgere il ruolo di ammortizzatore sociale per limiti di risorse. Il rimpallo di responsabilità tra
Stato e Regione mortifica Province e Comuni, l’instabilità politica non aiuta a vedere la fine del tunnel. Si naviga a vista tra mille emergenze con la sola consapevolezza che serietà e rigore sapranno comunque determinare risultati positivi. Il governo dell’area vasta è fatto di piccoli passi e azioni quotidiane tendenti a migliorare la qualità della vita di una comunità residente che supera il milione e mezzo di abitanti. Per questo nel nostro caso coltiviamo l’auspicio che il 2010 sia prevalentemente l’anno di chiusura di un ciclo e un punto di ripartenza.
‘U Cuntu dei dodici mesi passati lo affidiamo a testimonial eccellenti. Nelle loro storie è costante lo sguardo su Palermo e sui palermitani, severo - perché chi ama davvero non può accontentarsi- ma non privo di speranza, perché, come sottolinea Di Piazza, “le ragioni del cuore sono ignote all’intelligenza”.
L’ultimo pensiero, intriso di nostalgia, è per quei nostri fratelli che ci guardano dall’alto, per il contributo culturale, il rigore morale e le appassionate lezioni civiche di Elvira Sellerio, Michele Perriera, Francesco Orlando, Francesco Agnello, Pietro Mazzamuto, Enzo Fragalà, Pietro Milio, Gregorio Napoli. E per Pietro Calabrese, maestro di giornalismo e padre putativo di diverse generazioni di professionisti che da ogni luogo d’Italia s’impegneranno ancor più di prima a seguirne le orme e onorarne la memoria.


Ultimo aggiornamento di questa pagina: 18-APR-11
 

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