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Chiesa di Santa Cita o San Mamiliano e Cappella Lanza
Palermo, via Squarcialupo


 
 
 
 
 
 
 
 
 
La chiesa prospetta sulla Via Squarcialupo. Era annessa ad un convento domenicano che nel 1850 fu trasformato in ospedale militare e successivamente in caserma (oggi caserma della guardia di finanza "Giacomo Cangelosi").
La chiesa di Santa Cita (o Zita, più propriamente) durante l‘ultima guerra (1943) ha subito gravissimi danneggiamenti. E‘ stata riaperta al culto solo il 2 Giugno 1952, quando venne elevata  a sede parrocchiale con il titolo di San Mamiliano, Vescovo e Martire, dal Cardinale E.Ruffini.
La chiesa fu fondata nei primi del Trecento dal mercante lucchese Michele Trentino e venne dedicata a Santa Zita, protettrice della città di Lucca. Probabilmente la chiesa aveva l‘aspetto  di un oratorio ad aula e vi era annesso un ospedale destinato ai concittadini del fondatore.
Nel 1428 il notaio Nicolò Trentino, figlio del fondatore, fece donazione della chiesa ad un gruppo di padri domenicani separatisi dal vicino convento di S. Domenico, perchè costituissero lì una nuova comunità.
I Domenicani trasformarono l‘ospedale in casa religiosa e si impegnarono nel 1458 nella costruzione di una nuova chiesa (sfruttando la parte antica della costruzione) dedicandola al domenicano San Vincenzo Ferreri, che era stato appena canonizzato. La nuova dedicazione non ebbe grande successo, infatti chiesa e convento continuarono a essere denominati con il titolo della santa di Lucca.
Non conosciamo la motivazione che condusse nella seconda metà del cinquecento i domenicani alla decisione di ricostruire la chiesa, sotto il titolo di Santa Zita. I lavori, che erano già iniziati quando nel 1576 Antonino Di Salvo lasciò nel suo testamento un ricco lascito per il completamento della costruzione, si interruppero bruscamente nel 1585.
Il nuovo progetto del 1586 di Antonino Giacalone spostò i lavori in un luogo poco distante dal precedente.
Nel 1603 nella nuova chiesa si cominciarono ad officiare i sacramenti: era stata edificata solo la navata centrale. con cinque archi per lato corrispondenti ad altrettante cappelle. Nel 1664 l‘originaria copertura lignea del soffitto della chiesa venne sostituita con delle volte;  ma la cupola progettata tra la navata centrale e il transetto non ebbe mai compimento. Nel 1701 Antonio Grano vi affrescò i pennacchi.
Nel 1781 fu terminata la facciata, che ha forme rinascimentali; venne ornata di stucchi e impreziosita con le statue del beato Pietro Geremia e del beato Giovanni Liccio. Nel 1837 si innalzò una grande balaustrata (non più esistente).

Nel 1866 in seguito alle leggi di soppressione delle corporazioni religiose, i domenicani furono costretti ad abbandonare il convento. Nel 1915 la chiesa fu chiusa al culto: divenne dapprima granaio e poi aula di tribunale. Riconsacrata nel 1923 e riaperta al culto, fu poi danneggiata dai bombardamenti del 1943:; le navate laterali rosinosamente crollate non sono mai state ricostruite. 
 

 
 
 
 
 
 
 


Info: Confraternità San Mamiliano tel 091 33 27 79
Per informazioni:Circuito "I tesori della Loggia" 
 
 
 
 
 


 
 
Testo salvatore giuliano - ultimo aggiornamento 05 02 2018.

Ultimo aggiornamento di questa pagina: 21-FEB-22
 

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