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" U cuncutrigghiu ra Vucciria"   versione testuale
Via Argenteria, 45 - Palermo

 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

Nell’antico quartiere della Loggia di Palermo, dove vivevano  i mercanti tra i più intraprendenti e facoltosi del Mediterraneo, si è sviluppato, nel tempo, il “Mercato della Vucciria”, il cuore pulsante di questa parte della città; di origini antichissime e blasonate, ricche di storia e di racconti, aneddoti, cunti e tradizioni.

Nel cuore della Vucciria in Via Argenteria  n° 45, appeso al soffitto, ancora in bella mostra, da poco restaurato, si trova un coccodrillo (cuncutrigghiu) imbalsamato.

I bambini palermitani, tirati per mano lungo la strada dai genitori  preoccupati solo di comprare quanto loro serviva per desinare, all’improvviso apparire di questo grande rettile troneggiante a mezz’aria in questo negozio di spezie, fantasticarono non poco con la mente, e si posero mille domande sull’origine di tale “mostro appizzatu” con due lampadine rosse al posto degli occhi.

Già tanti scrittori di cose di Palermo si erano interessati al “cuncutrigghiu” pescato, secondo la tradizione, nel fiume Papireto che il grande A. Veneziano, poeta monrealese canta così::”Traggo origine dal Nilo e il nome dal Papiro: ed io ch’ero stato onda del mare, ora son corso d’acqua terrestre”; così si è sempre creduto che nella palude formata dal fiume, oltre ai papiri, si potessero trovare questi animali acquatici.

Il Di Giovanni nel suo “Palermo Restaurato” ci dice che  “…in questa palude vi si trovò un coccodrillo il quale è oggi (1612) nella Commenda di San Giovanni…” e Gaspare Palermo conferma che un coccodrillo impagliato era appeso, nei pressi della Chiesa di San Giovanni alla Guilla, alla volta dell’ingresso del cortile adiacente.

Non si sa quando “u cuncutrigghiu” fu trasferito dal cortile della Commenda di San Giovanni alla Guilla al soffitto dell’antica drogheria  di Via Argenteria n°45, ma nel 1872 lo scrittore Di Marzo riferisce di averlo visto appeso al soffitto di tale drogheria, illuminato da una lampadina che dall’interno emanava una sinistra luce dalle occhiaie.

Il Pitrè ci racconta che le botteghe degli speziali (drogherie) di cui la zona è sempre stata ricca, avevano un loro “arsenale aromatico che non di raro si completava con un coccodrillo o con un serpente impagliato o, come volgarmente si dice imbalsamato”. Forse così si spiega la presenza di tale grosso animale alla “Vucciria”, anche se, resta ricco di fascino il suo rinvenimento nelle acque del  “Papireto”  dove si saziava, pare,  di creature indifese.